#RIFIUTI. DOPO SEI ANNI DI INCHIESTE E INEFFICIENZE IL MINIMO E’ RIDISCUTERE MODELLO DI GESTIONE

17

RIFIUTI-TOSCANA

Abbiamo portato in Consiglio regionale il confronto sul modello di gestione emerso dentro ATO Toscana Costa rifiuti. Al voto nella seduta d’aula del 5 e 6 dicembre un mio atto di indirizzo che potete leggere qui.

Dopo sei anni il Consiglio regionale ha il dovere di avviare confronto serio sull’attuazione della sua legge in materia di gestione dei rifiuti. Un confronto necessario e urgente dopo il flop di servizio e l’humus di illegalità registrato in quel ‘Ambito modello’ che era ATO Sud (primo ad attuare la legge regionale voluta da Rossi e dal PD), e considerato il ripensamento recente dei 20 sindaci di ATO Costa sul mettere in mano privata questo servizio pubblico essenziale.

Per questo chiediamo all’aula un voto chiaro su alcuni impegni:

  • l’avvio di questo confronto a partire dall’audizione dei Sindaci, delle figure apicali dei tre ATO e dei gestori del servizio nella Commissione Ambiente e Territorio;
  • l’attivazione di un tavolo interistituzionale di coordinamento tecnico-politico, guidato dalla giunta, per approfondire l’opportunità di una gestione 100% pubblica del servizio (come richiesto dai venti sindaci di ATO Costa), la sede ottimale per verificare l’attendibilità delle argomentazioni di chi da tempo critica efficienza e efficacia del modello di governance per macro-ambiti, suggerendo formule differenti (la nostra era questa).

La questione è politica e giuridica.

SE MODELLO È FALLIMENTARE PERCHÉ TENERLO?
Politica perché il modello PD-Rossi si è rivelato oggettivamente incapace di garantire gli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata, di rispettare il principio europeo del “chi inquina paga” – vedi ATO Sud – e soprattutto di generare un serio sviluppo economico basato sull’economia circolare che potrebbe aumentare posti di lavoro e salubrità ambientale. Davanti a questo quadro è indubbia le necessità di capire per quale ragione politica dovremmo continuare a tenerci un modello così fallimentare.

LE DUE SENTENZE
Ci aiuta in questo il piano giuridico: due recenti sentenze –la 3554 del Consiglio di Stato e la 1027 del Tar del Lazio – certificano infatti l’obbligo per i Comuni di evidenziare l’utilità economica che giustifica i loro affidamenti e la necessità della Corte Costituzionale di chiarire la legittimità del trasferimento di funzioni proprio dai Comuni a soggetti diversi. Quindi è giusto quanto rivendicato dai 20 sindaci di ATO Costa: se non è più giustificabile economicamente l’affidamento del servizio al privato non lo possono sostenere perché potrebbero anche incorrere in un errore del quale sarebbero chiamati a rispondere.

SU ATO COSTA E AAMPS BASTA STRATEGIE ELETTORALI

Nello specifico caso ATO Costa col nostro atto impegneremmo inoltre la giunta a garantire l’interesse generale favorendo uno specifico accordo tra Autorità d’Ambito e AAMPS spa, sulla scia di quanto già fatto per i Comuni della Garfagnana coi casi SEVERA spa e GEA Spa. Il Piano di AAMPS legato al Concordato definisce un percorso virtuoso di risanamento che oltre ad aumentare la raccolta differenziata presuppone una graduale riduzione della tariffa procapite fino a 186 euro nel 2021. Molto meglio di quanto prevede attualmente il Piano industriale maturato dall’ATO. Se l’interesse generale viene prima di indicibili strategie elettorali, la situazione è governabile con molta chiarezza e ci aspettiamo che il Consiglio lo imponga alla giunta.

Giacomo Giannarelli
Presidente del Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle Toscana, Vice-presidente della Quarta Commissione (Territorio, ambiente, rifiuti, infrastrutture).