La Regione Toscana deve esigere il ritiro del Piano di esternalizzazioni presentato da Toscana Aeroporti. Lo deve fare come socio di questa azienda e come istituzione che difende i lavoratori. Per questo abbiamo presentato una mozione da discutere con urgenza nel prossimo Consiglio regionale.

Ci chiediamo cosa rimanga alla Toscana Aeroporti per farne una società di gestione aeroportuale se vuole esternalizzare e cedere persino l’essenza di queste attività, come l’assistenza a terra dei passeggeri e l’attività di check in.

Sono in contatto costante coi lavoratori e capisco la loro rabbia, anche da ex dipendente SAT. Nell’aeroporto di Pisa tutti avevamo ben chiaro cosa sarebbe successo con la fusione delle società e la cessione di quote regionali a Corporation America: una ‘testa aziendale’ a Firenze, promotrice di investimenti su Peretola, con la mission di fare utili anche peggiorando le condizioni di lavoro.

Rossi e il Partito Democratico sono i responsabili politici di questa situazione, diretta dal ‘loro’ Presidente Marco Carrai. Sono passati sei mesi dal suo annuncio dei 9,8 milioni di utile registrati dall’ultimo bilancio di Toscana Aeroporti con quale coraggio una società con questi conti, partecipata dalla Regione Toscana, presenta un Piano di esternalizzazione? Sappiamo tutti che esternalizzare significa stipendi più bassi e meno diritti. Vogliono dirci che puntano al fare ricavi su questo?

Sull’aeroporto di Pisa hanno pesato molti errori di visione, era miope investire quasi tutto su Ryanair e la bolla scoppiata in questi giorni è solo conferma di quanto noto da tempo: l’azienda faceva attivi perlopiù risparmiando sul personale, oltre che grazie ai contributi pubblici. Trenta voli in meno di Ryanair sono un problema e la società di gestione deve capire come rimodulare l’offerta, senza però far cassa sul personale.

Come Movimento 5 Stelle ci stiamo adoperando a livello comunale e regionale per l’immediato ritiro del Piano di esternalizzazione e cessione presentato da Toscana Aeroporti. Espriamo solidarietà ai circa 800 lavoratori gettati nell’angoscia da quel documento. Faremo di tutto per fermarne la sua attuazione.

IRENE GALLETTI