La Toscana è ‘fuorilegge’ in materia di caccia, il suo piano faunistico venatorio è scaduto da due anni e la giunta PD-Rossi non ha disposto alcuna proroga. Secondo la normativa statale in assenza del Piano non si possono decidere anticipazioni o posticipazioni della stagione venatoria, come invece la Regione Toscana ha fatto. Per uscire dall’illegalità c’è solo una strada: la giunta regionale deve portare in Consiglio un nuovo Piano Faunistico Venatorio e farselo approvare. Nel frattempo per la legge la caccia andrebbe sospesa.

Il Piano faunistico venatorio regionale è l’atto cardine del governo sul tema, sancito dalla legge 157/1992 e sempre ben citato da tutte le leggi regionali di attuazione. Da due anni è scaduto e nessuno se n’era accorto?

Tra l’altro il PD è riuscito persino a togliersi da solo l’unico escamotage normativo per avere un minimo di legalità, abrogando a marzo 2016 l’articolo della legge regionale che teneva in piedi i piani faunistici provinciali. Da quel 1 marzo 2016 quindi la Toscana è priva di qualsiasi norma di governo sulla caccia e in questo modo la maggioranza PD ha messo in crisi la legittimità di atti fondamentali, regolati proprio dal Piano, come gli indennizzi agli agricoltori colpiti da danni della fauna o le aree in cui si può o meno sparare alla selvaggina.

Non siamo entrati nella questione tutta interna al PD sulla fiducia a Remaschi dopo il caso della telefonata a Santini, erano e restano fatti loro. Ma a Remaschi va tolta la fiducia per mancanze come queste, che dimostrano la sua incompetenza verso i toscani rispetto alle materie a lui assegnate come assessore. Anche se è bene ricordare che ogni sua iniziativa, inclusa la legge 10/2016 per noi illegittima, è sempre diventata legge grazie al voto favorevole di tutti i consiglieri regionali del Partito Democratico.

IRENE GALLETTI