Il dono del sangue o del plasma è un gesto straordinario che consente ogni giorno di curare pazienti e gestire interventi chirurgici complessi come i trapianti. Nessuno vorrebbe che il gesto di solidarietà gratuita di un donatore finisse per garantire profitto a qualcuno, a causa di strane scelte politiche. Purtroppo però in Toscana sta succedendo qualcosa di strano a riguardo che vi spiegherò di seguito.

Tramite una prima interrogazione abbiamo scoperto dall’Assessora Saccardi che il plasma donato viene fatto viaggiare da anni a temperature che accorciano la sua durata e ne massimizzano invece l’invio all’industria convenzionata per lavorarlo. Sempre dalla risposta dell’assessora abbiamo anche scoperto che il plasma delle donatrici femmine in moltissimi centri trasfusionali viene indirizzato di default all’industria convenzionata, sebbene questo debba avvenire solo per le donatrici che hanno avuto gravidanze. Se non bastasse abbiamo appreso anche che ESTAR dalla scorsa estate sta fornendo ai Centri Trasfusionali toscani sacche per raccolta di plasma addirittura fisicamente prive della possibilità di essere trasfuse direttamente, che quindi, una volta raccolte, possono solo finire all’industria convenzionata.

Ci siamo chiesti chi abbia deciso questo acquisto incomprensibile e perché questa fornitura quinquennale non sia stata rigettata durante il previsto periodo di prova, oramai scaduto.

La situazione è talmente strana che per ovviare al problema le Aziende Sanitarie starebbero acquistando un altro tipo di sacche, stavolta idoneo alla trasfusione, ma ovviamente fuori gara e ad un prezzo pieno (circa tre volte quello aggiudicato in gara). Un rimedio peggiore del male quindi, sia perché sembrerebbe falsare l’esito della gara, sia perché ci sembrerebbe possa profilarsi un danno erariale importante, senza dimenticare che nella confusione della sala non è sempre facile operare la scelta della sacca.

Ma la questione non finisce qui.

Questi episodi presi singolarmente potrebbero suggerire “solo” l’incapacità gestionale di chi coordina il sistema sangue toscano, da decenni coinvolto nella solita girandola di nomine politiche anziché tecniche.
Ma per quel che riguarda il plasma, la situazione ci sembra un po’ diversa.

Tramite queste “sviste” da mesi in Toscana il plasma per uso clinico (quello, per intendersi donato, lavorato negli ospedali pubblici, non inviato all’industria convenzionata, e pronto per essere trasfuso) scarseggia per le necessità quotidiane degli ospedali. Se dovesse capitare un’emergenza o una maxiemergenza saremmo in fortissima difficoltà a gestirle.

Una risorsa di cui la Toscana ha sempre avuto nella sua storia un’eccedenza è da mesi improvvisamente divenuta rara.

Il perché ce l’ha spiegato l’Assessora Saccardi nella risposta alla nostra interrogazione 1130 del 10 luglio 2017: “La Regione Toscana ha intrapreso un percorso per l’acquisto di plasma industriale”.

Dando per ovvio che la lavorazione industriale (fuori dagli ospedali) ha un costo che include il profitto del privato, viene da chiedersi perché, in tempi in cui mancano infermieri e medici nei pronti soccorso e si riduce la spesa farmaceutica, una Regione decida di spendere di più senza alcuna evidenza scientifica di beneficio per la stragrande maggioranza dei pazienti, stando a quanto ci dicono la letteratura medica ed il Centro Nazionale Sangue.

Non vogliamo pensare male, ma da decenni la lavorazione del plasma donato in Italia è gestita in regime di monopolio da Kedrion Spa, da sempre di proprietà della famiglia Marcucci.
Solo recentemente l’Italia è stata obbligata a recepire direttive europee sulla concorrenza e a bandire gare pubbliche per aggiudicare questo servizio. Gare pubbliche espletate nell’ultimo anno in molte Regioni, e che stanno continuando a colpi di ricorsi tra TAR e Consiglio di Stato, poiché l’interpretazione italiana della Direttiva europea curiosamente tagliava fuori quasi tutti i concorrenti di Kedrion. La Toscana, con inspiegabile ritardo, è stata l’ultima a bandire la gara (ancora in corso, per il valore monstre di 111 milioni di euro), e nel frattempo ha pensato bene di prorogare ulteriormente la convenzione esistente con Kedrion.

Ora, non paga di ciò, la Regione sta indirettamente costringendo molti ospedali, soprattutto le grandi aziende ospedaliero-universitarie, ad acquistare da Kedrion il loro plasma industriale, a costi elevati perché fuori convenzione, per sopperire alla gravissima carenza di plasma per uso clinico che si è instaurata. Il punto è che questo acquisto da parte delle farmacie ospedaliere sta avvenendo in modo massiccio fuori gara, ad un prezzo “al dettaglio”, senza alcuno sconto. Ed una gara per la fornitura di plasma industriale, necessaria perché i fornitori sono almeno 2, probabilmente nemmeno potrà essere bandita a breve, visto che è ora in corso quella per aggiudicare il servizio a monte, quello della lavorazione del plasma donato. Una gara quest’ultima che ha altissime probabilità di rimanere congelata per anni a causa dei probabili ricorsi dei perdenti.

Chiaro che questo cortocircuito è destinato a durare a lungo e che causa e causerà un doppio salasso per la cittadinanza: i cittadini donano gratuitamente plasma pronto all’uso al Sistema Sanitario Regionale, ma il Sistema Sanitario Regionale con le tasse dei cittadini ricompra lo stesso plasma da un privato, per di più al massimo prezzo possibile.

Abbiamo chiesto alla Giunta PD-MDP, con un’ultima interrogazione, di spiegarci le evidenze scientifiche (se mai ce ne sono) delle sue scelte di non far donare alle nullipare plasma per uso clinico, di acquistare sacche non idonee alla trasfusione, e soprattutto di passare integralmente all’uso di plasma industriale, quantificando l’aggravio di spesa derivante. Attendiamo la risposta con ansia e preoccupazione.

Di certo, ottenuta l’ultima replica, sarà nostra cura porre tutto questo materiale – scritto nero su bianco nelle nostre interrogazioni e nelle repliche della giunta PD-Rossi – all’attenzione della magistratura.

Andrea Quartini
Consigliere Portavoce in Regione Toscana,Vicepresidente del gruppo consiliare, Commissario della Terza Commissione (Sanità e politiche sociali).