I consiglieri regionali Irene Galletti e Gabriele Bianchi: “Non esistono terre immuni dal proliferare di pratiche criminali, occorre agire”

Frodi, fatture false, riciclaggio: il sistema, in alcuni casi appesantito dall’aggravante mafiosa, emerso dal rinvio a giudizio di tredici persone nell’ambito dell’inchiesta che ha per teatro il tessuto produttivo del distretto del Cuoio a Santa Croce sull’Arno conferma che occorre accelerare sul tema della legalità anche in Toscana. Non esistono terre felici o zone immuni dal proliferare di pratiche criminali. Ed è stato proprio il credersi immuni e la sottovalutazione del fenomeno che hanno permesso la penetrazione di mafie e criminalità organizzata nella nostra regione: le responsabilità sono senza dubbio anche politiche. Così i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle Irene Galletti e Gabriele Bianchi. 

La Toscana, secondo un recente studio della Normale di Pisa commissionato dalla giunta, è al quarto posto in Italia per reati di favoreggiamento mafioso. “Il Movimento 5 stelle – proseguono i consiglieri – da anni porta avanti politiche di contrasto a ogni genere di criminalità. Tra le altre, di recente abbiamo presentato una proposta, puntualmente bocciata dal Pd, mirata all’inserimento della parola “legalità” all’interno dello statuto della nostra Regione: un atto simbolico – spiegano – per affermare con ancora più forza questo principio. Nelle prossime riunioni del Consiglio proveremo di nuovo a intervenire in questo senso e vedremo se dal Partito democratico saranno ancora innalzate barricate”. 

Intanto il M5S Toscana metterà all’attenzione del presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, la questione: “Lo inviteremo – sottolineano Galletti e Bianchi – per una visita nel distretto del Cuoio: esistono centinaia di aziende sane, realtà che possono vantare una forza lavoro che produce ricchezza impegnandosi ogni giorno a dare il massimo per garantire qualità e valore in un settore che realizza prodotti apprezzati e riconosciuti nel mondo”.