Remaschi sbaglia ancora una volta il bersaglio: punta ad una deroga per abbattere i lupi quando il problema sono gli ibridi. Ibridi che ad oggi sono paradossalmente esclusi dal quadro normativo, persino nei regolamenti per l’indennizzo dei danni. Una questione sulla quale la regione dovrebbe adoperarsi quanto prima, come chiediamo con l’atto in votazione nel prossimo Consiglio.

Il “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia” è il terreno nel quale poter raggiungere questo risultato. Per questo chiediamo al Consiglio di impegnare la giunta a desistere dalla richiesta di deroga agli abbattimenti dei lupi, fino all’approvazione di tale atto strategico.

Siamo certi che in questo sia l’ibridazione sia i problemi correlati saranno affrontati con serietà scientifica, la stessa che manca completamente nella richiesta di Remaschi. Non esiste infatti alcuno studio scientifico, né alcuna esperienza gestionale europea, che indichi nell’abbattimento di lupi lo strumento per ridurre significativamente, come necessario, i danni alla zootecnia.

Ci sembra quasi che Remaschi tenti con queste sortite di distrarre agricoltori e cacciatori dalla presa di coscienza piena della sua incapacità di amministrare i loro ambiti di riferimento. Pensi piuttosto a mettere in atto tutto quanto in suo potere per gestire e prevenire le predazioni, i fondi europei ci sono ma spesso trovano nell’erogazione regionale un collo di bottiglia. Lo stesso che guarda caso si ritrova anche nella liquidazione degli indennizzi alle attività danneggiate.

Chiedere deroghe all’abbattimento dei lupi, a stretto giro dall’ultimo deprecabile episodio di bracconaggio avvenuto a Radicofani, è infine un segnale di debolezza istituzionale e miopia politica che ci allarma. Anziché programmare un’azione di repressione del bracconaggio con carabinieri forestali e corpi di polizia municipale – quale chiediamo col nostro atto – Remaschi sceglie la via peggiore: quella di rinforzare l’idea erronea che il problema siano i lupi. Guarda caso la stessa che purtroppo ha contribuito ad animare quei delinquenti cui si deve un danno d’immagine per tutta la Toscana.

IRENE GALLETTI