Serve chiarezza sul sistema di controllo delle donazioni di sangue da chi si è esposto a rischio malaria e Chagas. Oggi chi torna da un viaggio nei paesi dove sono endemiche, sulla carta, può donare solo se non le ha contratte, ma il sistema ASL per verificarlo non è ottimale ed espone ad errore umano.

Nella maggior parte dei casi il Centro Trasfusionale preleva il sangue del potenziale donatore e commissiona questi test di verifica non a Centri di Qualificazione Biologica (CQB) – previsti dalla legge – ma a laboratori esterni che sfuggono ai controlli previsti dalla normativa e soprattutto non hanno alcun canale informatico aperto con la ASL. La conseguenza è che tecnicamente la trasmissione dei risultati ed il loro inserimento avviene con modalità manuali dall’operatore sanitario con possibilità di errore.

In alcuni casi poi abbiamo saputo che avviene di peggio, ovvero viene raccolto il sangue del donatore senza alcun test di secreening e poi fatta dopo la verifica sull’intera sacca circa la presenza o meno dei virus malaria e Chagas. Con evidente spreco sia della donazione che delle risorse sanitarie pubbliche impiegate per raccolta e verifica.

Ma l’aspetto meno comprensibile di questa situazione è che i Servizi Trasfusionali toscani si siano preoccupati di informatizzare la procedura per il West nile virus – eliminando così qualsiasi possibilità di errore umano – nonostante dal 2012 al 2017 siano stati solo due i toscani cui è stata diagnostica tale patologia, mentre per i più di mille casi tra malaria e malattia di Chagas la procedura rimanga “a mano”. Una stranezza per la quale attendiamo di sapere da Saccardi motivo e tempi di risoluzione.

Infine abbiamo chiesto all’assessora alla sanità se e quando la Toscana si doterà di un sistema efficace di inattivazione patogeni.

ANDREA QUARTINI