Il Presidente del Gruppo regionale del Movimento 5 Stelle in Regione, Giacomo Giannarelli, interviene in merito alla recente diatriba politica inerente la gestione dei servizi pubblici in Toscana:

“Assistiamo in questi giorni ad un aspro scontro, tutto interno alla maggioranza che governa la Regione, in merito alla gestione dello smaltimento dei rifiuti in Toscana. Poiché l’area metropolitana fiorentina è a rischio immondizia, la Giunta PD pensa ad una legge per spedire la spazzatura negli inceneritori e nelle discariche di altre zone della nostra regione, provocando le ire dei territori ed anche della maggioranza che lo sostiene in Consiglio regionale. Questo è il risultato di anni ed anni di fallimenti della gestione dei rifiuti in Toscana ed a rimetterci sono come sempre i cittadini. Sappiamo tutti che l’attuale governance dei rifiuti in Toscana ha portato solo a delle grandi inchieste, arresti e aumento dei costi per i cittadini. La posizione del Movimento 5 Stelle in merito è chiara da sempre e con noi al governo della Regione queste cose non sarebbero successe: occorre dire addio alle discariche ed agli inceneritori e sposare il pacchetto economia circolare che chiede l’Europa (entro il 2035 i rifiuti urbani conferiti non dovranno superare il 10 per cento del totale). Ogni anno la Toscana produce 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani e 9 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono prodotti ogni anno dai nostri distretti produttivi. Occorre anche prendere atto che in Toscana è fallita la raccolta differenziata che doveva essere organizzata dai sindaci: siamo appena sopra il 50%, con un misero +1% nel 2016. Quindi, di questo passo, per raggiungere l’obiettivo minimo del 65%, fissato dalla legge per il 2012, ci vorranno altri undici anni. Siamo alle comiche! Proprio qua, nella terra dove è nata l’ecomafia, da una triste invenzione di Licio Gelli, abbiamo attivato da poco tempo la Commissione d’inchiesta sui rifiuti, un occhio vigile e propositivo che ha anche il compito di far sposare alla nostra Regione Toscana l’economia circolare, creando nuovi posti di lavoro per i nostri giovani. Sulla gestione rifiuti dobbiamo poi superare i tre macro ambiti territoriali a favore di ambiti più piccoli, e togliere i conflitti di interesse, assicurando in particolar modo la separazione netta tra chi cura la raccolta dei rifiuti urbani e chi li smaltisce.”

“Anche sulla gestione dell’acqua abbiamo le idee chiare da tempo. L’esito referendario del 2011 sulla gestione dei servizi pubblici locali parla chiaro: 26 milioni di italiani hanno votato sì ad una gestione pubblica di acqua e rifiuti. Tale volontà popolare deve essere rispettata, ogni ipotesi di partecipazione privata al servizio idrico deve essere rispedita al mittente. Abbiamo assistito proprio in queste settimane al tentativo di ESTRA di creare una cordata sui sindaci per ampliare il proprio raggio d’azione e creare una Multiutility regionale. Il Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale ha da tempo presentato una proposta di legge per la gestione pubblica dell’acqua. Con la nostra legge, che non è mai stata discussa in Consiglio regionale, vogliamo rispettare finalmente quella volontà popolare e ottenere una nuova governance partecipata, la tutela delle fasce deboli oggi sottoposte ai distacchi per morosità incolpevole, il minimo vitale di 50 litri d’acqua gratuito per i cittadini e la sostenibilità della risorsa idrica. Abbiamo in Toscana una rete con il 37,4% di perdite, il 14% delle famiglie residenti non sono servite da fognatura e il 22% non ha servizio di depurazione. Paghiamo la tariffa più cara d’Italia ad otto gestori, per circa il 40% di proprietà di società private, che ogni anno fanno circa 77 milioni di utili e investono circa 100 milioni in meno del necessario per garantire una rete efficiente, fognatura e depurazione a tutti. Per ripubblicizzare il servizio idrico, cioè liquidare le società private che oggi gestiscono la nostra acqua, servirebbero 300 milioni di euro. Abbiamo due strade: ottenere l’obiettivo subito o a scadenza delle concessioni. In entrambi i casi l’impatto finanziario si tradurrebbe in una spesa di circa 10 milioni l’anno per trent’anni. Proprio domani sarà in Aula consiliare la nostra richiesta di comunicazione sul servizio idrico. Avremo così modo di ribadire le nostre posizioni: acqua come bene primario che deve tornare pubblico, come indicato dal Referendum del 2011, senza finalità di lucro e la sua gestione partecipata dai cittadini. Noi vogliamo mettere in campo tutte le azioni perché sia possibile bere l’acqua del rubinetto come se fosse di fonte e si possa tornare ad avere mare, fiumi e laghi come la natura ci aveva presentato.”