Ci siamo astenuti ieri nella votazione del Consiglio Regionale in merito alla fusione tra i Comuni di Laterina e Pergine Valdarno.

Il risultato referendario è stato falsato da un mancato percorso partecipativo. Non a caso le riunioni per il supposto ‘processo partecipativo’ erano indicate come ‘preparatorie’ negli stessi atti dei consigli comunali coinvolti. La politica è sostanza, non forma. Se mille cittadini si mobilitano per dire ‘non ci avete spiegato bene per cosa votavamo’ la politica nelle istituzioni deve ascoltarli. Tanto più che hanno fatto un ricorso al Consiglio di Stato.

Sono stato nel territorio e, come prassi M5S, ho portato la voce di questi cittadini in Consiglio chiedendo almeno il rinvio del voto dopo l’esito del ricorso al Consiglio di Stato.

La convergenza PD-Lega ha affossato la richiesta e voluto ratificare ieri la fusione.

E’ stato un errore politico dovuto anche al fatto che nessuna delle mani alzate ieri in aula vivrà sulla sua pelle questa fusione non compresa e per questo monca in partenza. L’ennesima prova della distanza tra i partiti nei palazzi del potere e le legittime richieste della popolazione.

Dal 2015 l’Autorità per la Partecipazione è annualmente depotenziata, voci parlano di un ulteriore taglio lineare di 70mila euro sul prossimo anno deciso nell’Ufficio di Presidenza dove guarda caso non siede il Movimento 5 Stelle ma partiti di centrodestra che alle elezioni presero molti meno voti di noi. E’ evidente che la volontà dei partiti, dal PD a Forza Italia, sia quella di fare della ‘partecipazione di facciata’. Siamo l’unica forza politica che chiede da sempre esattamente il contrario: meno potere di indirizzo alle aule istituzionali e più ai percorsi partecipativi coi cittadini.